Randomized username: una soluzione semplicemente geniale

La scelta dell’username nei siti di qualsiasi genere è una delle fasi più abbiette nel processo di registrazione. Secondo le statistiche, spesso dopo n tentativi di nomi già esistenti, l’utente semplicemente rinuncia alla registrazione.
Fortunatamente nei siti in cui il nome utente viene usato solo ai fini del login, questo è stato rimpiazzato dall’indirizzo email, anche se in Italia non sono molti i siti che hanno adottato questa soluzione.
Il problema persite nei i siti in cui l’username è indispensabile, come alcuni social media, forum e siti di giochi online. Una soluzione potrebbe essere l’uso di username random che permette agli utenti di registrare un nome utente autogenerato dal sito.
Un metodo impersonale che rende difficile la memorizzazione, ma a mio avviso utilissima soprattutto per siti con un elevato numero di utenti registrati, ad esempio, YahooAnswers, Quora o Bwin.

E-metrics: conferenza web analytics

Nei giorni scorsi ho partecipato ad E-metrics, una conferenza su Analytics & Optimization che si è tenuta a Stoccolma. Nei prossimi post cercherò di pubblicare i punti salienti e le novità emerse durante questa due giorni intensa, ricca di presentazioni interessanti e speaker di alto livello.
Comincio per citarne il migliore, Bryan Eisemberg. Bryan è uno dei massimi esperti mondiali di web marketing, social media, landing page optimization. La sua presentazione è stata semplicemente un’ispirazione.

Vi consiglio di visitare il suo sito, bryaneisenberg.com, dove potrete trovare articoli, interviste, e tanto altro materiale. Inoltre, vi consiglio di dare un’occhiata ai suoi libri. Ne ho letti alcuni e posso assicurarvi che sono davvero validi.


A/B testing: la direzione delle frecce in un immagine influenza la conversion

Ecco il nuovo A/B test pubblicato da WhichTestWon stamani. Si tratta di un test creato per la home page di un software che consente di monitorare la produttività dei dipendenti, le ore spese a lavorare, quelle dedicate a Facebook, Twitter e varie.

L’unico elemento che differenzia le due pagine è la disposizione delle immagini. Nella versione A, le frecce puntano verso l’alto. Nella versione B, invece, le frecce sono dirette verso il basso.

Quale delle due versioni ha ottenuto il 26% in più? Io per una volta ci ho preso. Se volete votare anche voi e scoprire il risultato cliccate qui.


Landing Page Optimization: i risultati del 2010

Il sito MarketingSherpa ha pubblicato i risultati di un’indagine effettuata su un campione di 2,673 addetti di marketing online riguardo all’impatto che le campagne di ottimizzazione delle landing pages durante il 2010 hanno avuto in termini di ROI.

Secondo il rapporto compilato a seguito di questa ricerca, l’87% degli addetti ai lavori intervistati hanno conseguito dei risultati positivi grazie al miglioramento delle landing pages, ottenuto tramite a/b o multivariate test, come si evince dal grafico sottostante.

E’ importante sottolineare che quando si parla di “miglioramento” non ci si riferisce solo ad un aumento di vendite, ma, per una parte dei siti, ad altri elementi, come ad esempio, numero di sottoscrittori di newsletter, diminuzione del bounce rate, eccetera.

Interessante anche vedere quali sono stati gli elementi della pagina che sono stati maggiormente ottimizzati:

Il contenuto del titolo della pagina viene al primo posto, seguito dal contenuto del body e successivamente dall’immagine di testata. Infine sono stati ottimizzati anche la posizione e la quantità di call to action presenti sulla pagina.

Se volete leggere il rapporto completo, potete trovarlo qui.


Above the fold: la distruzione di un mito

Una dei principi storici della conversion rate optimization è l’above the fold, che riassunto in poche parole vuol dire posizionare le call to action e tutti gli elementi più importanti della pagina nella prima schermata, in modo che l’utente non debba scrollare per vederli.

Il concetto di above the fold è un termine che deriva dal mondo della carta stampata e che corrisponde alla prima metà di un quotidiano piegato in due. Gli articoli o la pubblicità pubblicati sulla parte superiore del foglio hanno maggiore visibilità di quelli posizionati nella parte sottostante.

Lo stesso principio è da anni applicato nel mondo del web, supportato da ricerche e testing fatti sugli utenti per monitorare il comportamento online, grazie anche a tool disponibili online, come Clicktale, tra gli altri.

Oggi un articolo comparso sul sito attacat.co.uk cerca di sfatare il mito dell’above the fold sul web, usando  validi argomenti e grafici interessanti.

Lo scopo dell’articolo è spiegare che la conversion optimization non è così semplice e diretta come sembra. Non basta applicare delle leggi ricavate da ricerche vecchie ormai di decenni e colori sgargianti per attirare l’attenzione.

Un articolo interessante, da leggere fino in fondo qui.